Tel. 06/3610377
mail: legalecarlino@libero.it
skip to the main content area of this page
Notizie Recenti

Roma 17 Settembre 2014

Informativa per gli iscritti al Fondo Volo

Sul recupero dell’intera anzianità contributiva per i lavoratori in Part Time.

La situazione recentemente determinatasi relativamente agli esuberi di C.A.I., consiglia di informare gli interessati che l’anzianità contributiva maturata durante il lavoro part time verticale ciclico (ad es. un mese di lavoro e uno di sospensione) è interamente recuperabile ai fini pensionistici.
Sul punto, oltre a numerose precedenti sentenze favorevoli al lavoratore emesse dai giudici nazionali, è intervenuta anche la Corte di Giustizia Europea la quale, accogliendo le istanze del sottoscritto avvocato , ha stabilito che il lavoratore in part time verticale ciclico ha diritto all’intera anzianità contributiva previdenziale, e non solo a quella coperta dai periodi di lavoro.
Nonostante ciò, l’INPS, ha continuato e continua, ad escludere detta anzianità dall’estratto conto contributivo, che invece delle 52 settimane annue riconosce solo quelle lavorate.
Per quanto si sta verificando in Alitalia per via degli esuberi, anche il recupero di pochi giorni di anzianità previdenziale può determinare la maturazione o meno del diritto a pensione.
Per quanto sopra risulta evidente l’interesse, di tutti i lavoratori, di terra o di volo, che abbiano svolto il lavoro in part time verticale ciclico, di chiedere al giudice del lavoro, previo ricorso amministrativo all’INPS (che neanche risponde a detti ricorsi) il riconoscimento di tutta l’anzianità maturata durante il rapporto di lavoro, a prescindere dalle modalità di svolgimento temporaneo dello stesso.
Stante le sentenze della Corte di Giustizia Europea di Lussemburgo, alla quale il giudice italiano deve attenersi, le cause hanno una altissima possibilità di vittoria (99%).
Occorre inoltre sottolineare un ulteriore aspetto che deriva dalle sentenze della Corte di Giustizia Europea di Lussemburgo, relative al part time, e cioè l’illegittimità delle minori somme corrisposte ai lavoratori in C.I.G.S. e successivamente in mobilità, impiegati in part time rispetto a quelli IN full time.
Una tale discriminazione tra lavoratori, secondo il sottoscritto avvocato, risulta illegittima, al pari di quanto accade per l’anzianità contributiva, sussistendo pertanto buone probabilità di ottenere sentenze positive per il recupero di dette somme, ottenendo lo stesso ammontare erogato ai lavoratori che prima della C.I.G.S., lavoravano full time.

*** *** ***

Contratti di Solidarietà.

Sempre al fine di ottenere la massima anzianità contributiva, su segnalazione di ANELTA, si rileva che l’INPS non riconosce a coloro che hanno sottoscritto i contratti di solidarietà l’intera anzianità contributiva, rilvabile dall’estratto conto contributivo personale, dove questa risulta uguale a zero.
Anche in tal caso il comportamento dell’INPS potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere illegittimo e pertanto, gli interessati potrebbero ottenerne il riconoscimento agendo in giudizio contro l’INPS, aumentando così l’anzianità posseduta e di conseguenza la possibilità di maturare il diritto a pensione.

*** *** ***

Massimali di pensione.

Per i pensionati da non più di tre anni che percepiscono pensioni elevate, si consiglia un controllo della propria pensione e delle modalità di calcolo di essa applicate dall’INPS, che potrebbe aver illegittimamente limitato le stesse nel loro massimo ammontare.

*** *** ***

Capitalizzazione.

Si informano i pensionati che hanno capitalizzato quota parte della loro pensione e che attendono la decisione della Cassazione, che la stessa Corte di Cassazione sta fissando le date di udienza, le prime delle quali saranno discusse nella seconda metà del prossimo mese di ottobre.
Con ogni probabilità la cassazione si pronuncerà in favore dell’INPS e contro i pensionati, sulla scia delle precedenti sentenze della stessa Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 2009 e del 2014.
Questo studio è tuttavia e venuto di recente a conoscenza, da fonte attendibile ma non ufficiale, che la Corte Europea dei Diritti dell’uomo (C.E.D.U.), ha dichiarato ricevibili due propri ricorsi depostati presso la Corte di Strasburgo nel 2009 e che la stessa Corte ha convocato i rappresentanti dello Stato Italiano a chiarimenti sui denunciati punti che violerebbero la Convenzione dei Diritti dell’Uomo.
Ciò non vuol dire che la Corte Europea abbia accolto detti ricorsi, ma solo che ha ritenuto di poter procedere alla loro istruzione, per accertare se le sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite contengano le violazioni alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo denunciate portate all’attenzione della Corte.
Di recente questo studio ha provveduto a inviare alla C.E.D.U. ulteriori memorie illustrative, sollecitando altresì una risposta.

*** *** ***

Capitalizzazione. Sempre in ordine alla capitalizzazione si informano tutti i pensionati che hanno capitalizzato, che sussiste la possibilità di recuperare la quota parte di pensione capitalizzata mensilmente.
Il punto è stato oggetto di un approfondito studio, dal quale è emersa l’illegittimità delle modalità di applicazione della normativa relativa alla capitalizzazione.
Tenendo conto però, della scarsa simpatia dimostrata dai giudici nei confronti degli iscritti al Fondo volo, la vittoria non è proprio scontata. Varrebbe tuttavia la pena di tentare, sussistendo validi argomenti di diritto a sostegno delle ragioni degli interessati.
Sul punto lo studio Carlino ha già depositati i primi ricorsi, l’esito dei quali dovrebbe aversi la prossima primavera.

Cordiali Saluti
Avv. Roberto Carlino


Roma 26 Luglio 2013

AVVISO AI PENSIONATI FONDO VOLO

Lo studio legale Carlino informa i pensionati iscritti al Fondo Volo - che in forza dell’art. 38 D.L. 6 luglio 2011, n. 98, comma 1, lett. d), n. 2, convertito con modificazione nella L. 6 luglio 2011 n.111, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2011, riguardante l’introduzione della decadenza sostanziale triennale relativa al diritto dei pensionati di richiedere all’INPS eventuali somme arretrate di pensione dovute a qualsiasi titolo - che il 7 luglio 2014 per chi è già pensionato a tale data, costituisce il termine ultimo entro il quale far valere, in via giudiziaria, l’eventuale diritto a somme arretrate o al ricalcolo della pensione.
Prima di ricorrere al giudice sarà necessario effettuare il ricorso amministrativo, almeno 90 giorni prima di tale scadenza.

Lo studio Carlino, certo di aver fatto cosa gradita a tutti i pensionati, sia del Fondo Volo o dell’A.G.O.,
AUGURA

Buone Vacanze a Tutti.

Avv. Roberto Carlino


Roma 23 Luglio 2013

Ritengo doveroso, prima della pausa estiva fare il punto del contenzioso seguito dallo studio.

1. Per quanto riguarda la capitalizzazione, nulla di nuovo sotto il sole. La Suprema Corte di Cassazione non ha ancora fissato udienza per la definizione dei ricorsi pendenti. Anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, (C.E.D.U.) con sede a Strasburgo, nonostante il primo ricorso sia stato inviato nel mese di Aprile del 2010, non si è ancora pronunciata. Risulta evidente che una eventuale sentenza positiva della Corte di Strasburgo rimetterebbe in discussione l’intera questione relativa alla capitalizzazione, così come decisa dalle Sezioni Unite della nostra Corte di Cassazione.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

2. In relazione al contenzioso tributario instaurato al fine di ottenere il recupero dell’IRPEF sull’indennità di volo, è stata quasi completata la fase amministrativa e a breve si procederà alla fase contenziosa innanzi alle competenti Commissioni Tributarie. Si deve segnalare il favorevole contributo fornito dalla Corte Costituzionale con la recentissima sentenza n. 116/2013, la quale ha confermato la natura di retribuzione differita della pensione, avvalorando ulteriormente le motivazioni poste alla base del ricorso.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

3. In ordine alle cause per il riconoscimento dell’anzianità contributiva del personale di volo in part time si deve segnalare come le stesse, grazie alla vittoria ottenuta da questo studio presso la Corte di Giustizia Europea di Lussemburgo, stanno avendo, tutte, risultati positivi. In relazione al personale di volo della ex Alitalia con contratto di lavoro part time, posto in C.I.G.S. prima,e successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, in Mobilità, si deve segnalare che detto personale ha percepito una indennità di C.I.G.S., e sta tutt’ora percependo una indennità di Mobilità inferiore rispetto a quella erogata ai colleghi in full time e proporzionale all’impiego effettuato. Ad avviso di questo studio, applicando gli stessi principi enunciati dalla Corte di Giustizia Europea, potrebbe essere possibile il recupero delle differenze.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

4. In ordine al contenzioso relativo al recupero integrale delle concessioni di viaggio Alitalia, lo Studio informa che entro il mese di settembre verranno depositati i primi ricorsi innanzi al Tribunale del Lavoro di Civitavecchia.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

5. Lo studio Carlino, informa che durante la sua quotidiana attività di monitoraggio del panorama normativo-giurisprudenziale inerente il Fondo volo, ha potuto riscontrare che, secondo il proprio parere, lo stesso Fondo per alcuni pensionati fino al 2004 (e forse anche oltre) ha applicato in modo inadeguato una determinata normativa, riducendo pertanto alcune pensioni. Le prime cause pilota sul punto hanno avuto esito positivo, il che lascia ben sperare per i futuri ricorsi sul medesimo punto.

Buone Vacanze a Tutti.

Avv. Roberto Carlino


Roma 27 Marzo 2013

Le concessioni di viaggio Alitalia C.A.I..

Tra le tante penalizzazioni subite a vario titolo dai dipendenti Alitalia L.A.I. a causa del poco trasparente insedio di Alitalia C.A.I., c’è quella delle concessioni di viaggio, che allo stato colpisce particolarmente i pensionati e gli ex cassa integrati ora in mobilità.

Infatti, il rispetto del punto 5 dell’accordo 14 novembre 2008 che lasciava intatte le concessioni di viaggio come nella vecchia Alitalia, è durato fino a che Alitalia C.A.I., inopinatamente, ha emanato la comunicazione aziendale 14 novembre 2009, con la quale eliminava i biglietti ZED a tutti gli i pensinati Alitalia L.A.I. (la Maggior parte dei quali è pensionata), ed escludeva completamente dalle concessioni di viaggio i lavoratori all’epoca cassaintegrati ed ora in mobilità.

Inoltre, per i dipendenti all’epoca in CIGS e ai pensionati della vecchia Alitalia, veniva attribuito un codice di priorità all’imbarco, inferiore a quello precedente, parificato a quello dei dipendenti di vettori terzi.

Per quanto è dato sapere, Alitalia C.A.I., rivendica la correttezza del proprio comportamento affermando, tra l’altro, di aver inizialmente riconosciuto al personale dipendente collocato in CIGS ed in pensione quali ex Alitalia L.A.I., le originarie concessioni di viaggio per evitare ai beneficiari un impatto traumatico dovuto alla fine della vecchia Alitalia.

Sempre per quanto è dato sapere, Alitalia C.A.I. si è vista costretta a revocare le concessioni di viaggio agli ex dipendenti Alitalia ed ai lavoratori in mobilità, a seguito delle obiezioni mosse dalle altre compagnie aeree membri IATA, le quali ritenevano illegittima l’estensione delle agevolazioni ZED a soggetti non dipendenti da vettore aereo e per i quali, in ogni caso, non vi era alcuna regolamentazione negli accordi bilaterali.

Alla luce di tali motivazioni viene spontaneo chiedersi come mai Alitalia C.A.I. mantiene le concessioni di viaggio agli ex dipendenti, ora pensionati di Alitalia L.A.I., dal momento che l’estinzione di quest’ultima comporterebbe, a rigore, il venir meno di qualsiasi diritto alle concessioni di viaggio ?

Crediamo che uno dei motivi per cui vi siano stati dubbi ed esitazioni da parte delle organizzazioni dei lavoratori dall’intraprendere azioni legali nei confronti di Alitalia C.A.I. in merito alla problematica che ci occupa, è stato proprio il timore che la nuova compagnia, si arrogasse il diritto di revocare anche le concessioni ancora riconosciute.

Un tale timore però non si giustifica, ma anzi dovrebbe invogliare gli interessati a definire giudizialmente la situazione, proprio per evitare che Alitalia C.A.I., in qualsiasi momento, possa arrogarsi il diritto di revocare definitivamente ogni concessione, come ha già fatto per gli Z.E.D., considerato che l’accettazione passiva di ogni decisione in merito presa dalla nuova compagnia avalla la correttezza del comportamento della stessa.

Per tali motivi si ritiene importante far accertare in giudizio il diritto dei pensionati Alitalia L.A.I. e delle altre categorie aventi diritto alle concessioni, tenendo presente che la Corte di Giustizia Europea ha condannato il nostro Paese che in casi come quello di specie e cioè di trasferimento di azienda il cui stato di crisi sia stato accertato, non ha rispettato le norme poste a tutela dei diritti dei lavoratori come previsto dalla direttiva europea 2001/23.

Lo studio Carlino, unitamente allo Studio dell’Avvocato Francesca Scoppetta sono a disposizione di chiunque voglia intraprendere azioni legali nei confronti di Alitalia C.A.I. al fine di ottenere le concessioni di viaggio con le precedenti modalità di erogazione.

Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi all’A.N.E.L.T.A., via Ammiraglio Del Bono, 66-68 Ostia, tel. 06 6522334 - 06 92948453 ~ fax: 06 23316094.

Cordiali saluti

Avv. Roberto Carlino


Roma 17 Gennaio 2013

Aggiornamento su cause di capitalizzazione

Questa mattina, 17 Gennaio 2013, si è tenuta presso la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione l’udienza per una quindicina di pensionati del Fondo volo in ordine alla vicenda della capitalizzazione.

Il Giudice Relatore ha illustrato le cause, poi c’è stato l’intervento dei difensori e da ultimo il P.M. ha concluso per il rinvio dei ricorsi alle Sezioni Unite della S. Corte.

La medesima questione era già stata rimessa alle Sezioni Unite sul medesimo punto venuto oggi in discussione e cioè il fatto che nella precedente sentenza a Sezioni Unite, la Suprema Corte di Cassazione aveva stabilito per i pensionati fino al 1 luglio 1997 l’applicazione dei coefficienti del R.D. 1922.

La sezione Lavoro della Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria di rimessione n. 14072 /2010, della quale si è già parlato in questo sito, ha rilevato che detti coefficienti, a parte la loro evidente vetustà, non possono applicarsi agli iscritti al Fondo Volo perché riguardano non la previdenza obbligatoria, bensì quella facoltativa, rimettendo in tal modo la decisione di nuovo alle Sezioni Unite.

Qualora le Sezioni Unite confermassero che i coefficienti del 1922 non sono applicabili, ci si potrebbe trovare di fronte ad una situazione paradossale, e cioè che i pensionai fino al 1 luglio 1922 avrebbero diritto ai coefficienti dei legge (quelli richiesti del 1981), mentre per quelli andati in pensione successivamente i coefficienti rimarrebbero quelli stabiliti dal Consiglio di Amministrazione Inps nella delibera del 4 agosto 2005, e resi applicabili dalla legge finanziaria del 2007, peraltro formalmente errata ed inapplicabile.

Ne deriverebbe una inammissibile discriminazione nei confronti dei pensionati successivamente al 1 luglio 1997, ai quali si applicherebbero i coefficienti stabiliti dall’Inps nella delibera del 2005, molto inferiori a quelli di legge applicabili ai pensionati fino al 1 luglio 1997.

°°°°°°°°°°°°°°

Aggiornamento procedimento per il recupero dell’Irpef

A seguito della crisi economica, e su consiglio di colleghi tributaristi esperti della materia della materia, ho ritenuto di non intraprendere, lo scorso anno, i ricorsi contro l’Ufficio delle Entrate per il rimborso della Maggior Irpef a carico del personale di volo in pensione, il cui ammontare viene tassato al 100% senza tenere conto che in costanza di rapporto di lavoro il prelievo fiscale relativo, principalmente all’indennità di volo, aveva un’aliquota agevolata pari al 50%, che dovrebbe essere mantenuta anche in quiescenza.

Attualmente, la questione appare più praticabile e pertanto lo studio si accinge a dare inizio al contenzioso, con Maggior fiducia circa la possibilità di ottenere un buoni risultati.

Ulteriori informazioni saranno fornite tramite questo sito.

°°°°°°°°°°°°°°

Problematiche legate al personale Alitalia LAI-CAI

Lo studio sta seguendo la situazione dei naviganti in CIGS ed in Mobilità, ai fini del recupero della Maggior anzianità utile possibile, nonché il pagamento dell’intera indennità di GIGS per chi, al momento del passaggio all’ammortizzatore sociale, era in part time, ricevendo un’indennità inferiore rispetto a chi al momento era full time.

Questo aspetto vale anche per il personale di terra impiegato con contratto part time, verticale o orizzontale, posti in CIGS e successivamente in Mobilità. Fermo restando che l’anzianità contributiva di chi lavora part time è la medesima di chi effettua full time.

Sono allo studio altri aspetti legati al rapporto di lavoro con Alitalia C.A.I., relativamente ai quali, qualora si avranno riscontri positivi verranno comunicati via sito.

Roma 17 Gennaio 2013

Cordiali saluti a tutti

Avv. Roberto Carlino


Roma 27 Febbraio 2012
RIEPILOGO CAPITALIZZAZOINE E RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

I ricorsi giudiziari per la determinazione dei coefficienti per il calcolo della capitalizzazione dei pensionati del Fondo Volo, dopo un iniziale successo riconosciuto dalla sezione lavoro della Corte di cassazione con le sentenze del 2007 e 2008, riguardanti rispettivamente i pensionati prima e dopo il mese di luglio 1997, vedono attualmente gli stessi pensionati totalmente soccombenti innanzi alle sezioni unite della stessa Corte.
Tale inversione di rotta trae origine dalla legge finanziaria del 2008, legge 244/2007, che all’art. 2 comma 503 consente all’inps, al fine di salvaguardare il bilancio del Fondo Volo, di autodeterminare i coefficienti di capitalizzazione da usare nel calcolo della stessa, svincolandoli da ogni parametro di riferimento oggettivo.
In base a tale norma, pertanto, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, hanno emesso le note sentenze 22154-22157 del 2009 che oltre a negare il diritto al ricalcolo della capitalizzazione in base a coefficienti attuariali stabiliti dal Ministero del Lavoro, applica alle pensioni precedenti il 1 luglio 1997 i coefficienti previsti nel Regio decreto del 1922.
Occorre precisare che le sentenze emesse a Sezioni Unite costituiscono, per i giudici di merito (Tribunali e Corti di Appello), un precedente autorevole ma non vincolante, vincolo che però viene imposto alle sezioni semplici della stessa Cassazione, che risulta pertanto obbligata a conformarsi alle decisioni delle proprie sezioni unite, ovvero a rimettere alle stesse una nuova decisione sul punto con ordinanza motivata.
Nel nostro caso, la rImessione alle sezioni unite della Core di Cassazione è già avvenuta con l’ordinanza interlocutoria n. 14072 del 2010, le cui motivazioni sono ben lontane dal chiedere alle sezioni unite l’uso delle tabelle ministeriali, come richiesto dai pensionati.
Infatti la sezione lavoro rimette alle sezioni unite di decidere sull’interpretazione della legge finanziaria del 2008, chiedendo se tale disposizione normativa si riferisca solo ai coefficienti stabiliti dal Consiglio di Amministrazione dell’Inps del 2005 (già applicati automaticamente ai pensionati post 1 luglio 1997), ovvero – come afferma espressamente detta ordinanza – anche alle pensioni precedenti per le quali sono stati usati i coefficienti stabiliti dal Fondo Volo nel 1980. Nel caso in cui tale norma non si riferisca anche alle pensioni ante 1 luglio 1997, la sezione lavoro chiede se debbano essere applicate le tabelle ministeriali (richieste dai pensionati) oppure quelle del Regio decreto del 1922.
La risposta delle sezioni unite appare negativa e scontata. Non è possibile infatti ipotizzare che alle pensioni successive al 1 luglio 1997 si applichino le tabelle stabilite dall’Inps nel 2005 (coefficienti bassi) mentre a quelle precedenti tale data debbano applicarsi le tabelle ministeriali (coefficienti alti) come da tabella ministeriale 1981, oggetto del contendere.
Le sezioni unite pertanto, o affermeranno che l’Inps anche per le pensioni ante 1 luglio 1997 ha un autonomo potere tabellare o, confermando le precedenti decisioni, dichiarerà applicabili i coefficienti risalenti al 1922.
L’ipotesi più probabile è quella già indicata, e cioè che la ratio della legge finanziaria 2008 (salvaguardia del bilancio del Fondo Volo), estende i propri effetti anche ai coefficienti determinati nel 1980 dal Comitato di Vigilanza del Fondo Volo , convalidando i medesimi.

°°°°°°°°°°°°°°

Successivamente all’emissione delle citate sentenze negative della Corte di cassazione a sezioni unite, tutte le corti di Appello nazionali - di fronte alle quali erano e sono ancora pendenti la quasi totalità dei ricorsi - uniformandosi a esse, hanno respinto le richieste dei pensionati, rendendo necessario, per continuare il giudizio ricorrere alla sezione lavoro della Corte di cassazione.
Tale giudizio, per quanto già detto, risulta inammissibile perché l’art. 360 bis Codice di procedura civile - norma di recente introduzione - afferma che il ricorso in cassazione è inammissibile quando la sentenza che si impugna ha deciso questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della stessa Corte si Cassazione. Salvo la condanna alle spese della parte ricorrente.
Bisogna parlare ora dell’eccezione di decadenza triennale sollevata dall’Inps nel corso dei giudizi sul punto. Detta eccezione, in base alla quale il pensionato dopo tre anni dal pensionamento non può esigere eventuali differenze pensionistiche dovute ad errore dell’Istituto, ha costituito oggetto di una recente sentenza favorevole a tutti i pensionati nazionali, emessa dalle Sezioni Unite 2009. Ciò nonostante la stessa questione veniva nuovamente posta in discussione dalla sezione lavoro della Cassazione che con diverse ordinanze interlocutorie rimetteva la questione alle Sezioni Unite.
Successivamente sul punto è intervenuto il legislatore con l’art. 38 Decreto Legge 98/2011 - norma di dubbia costituzionalità - con la quale detta decadenza è stata codificata in senso diametralmente opposto agli interessi di tutti i pensionati italiani. Ponendo così nel nulla la precedente sentenza favorevole delle Sezioni Unite sul punto.

°°°°°°°°°°°°°

Ciò posto, all’udienza dell’ 8 Marzo 2011 che seguiva all’ordinanza interlocutoria 14072/10, la causa veniva rinviata per consentire alle stesse Sezioni Unite di esaminare la nuova norma di legge sulla decadenza. Alla successiva udienza del 25 ottobre 2011, la decisione sulla decadenza triennale veniva rimessa dalle
sezioni unite della Corte alla Sezione Lavoro, e la questione di merito relativa ai coefficienti è stata, si presume, sostanzialmente sospesa dovendo essere decisa dopo il pronunciamento sulla decadenza della Sezione Lavoro.
Allo stato pertanto, nel nostro ordinamento, le cause relative ai coefficienti di capitalizzazione, sia per le precedenti sentenze delle sezioni Unite della Corte di Cassazione, che per la norma sopravvenuta in ordine alla decadenza triennale, risultano comunque pregiudicate in danno dei pensionati.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Il solo rimedio, allo stato esperibile, è costituito da un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, (C.E.D.U.), con sede a Strasburgo, che può essere adita da ogni persona fisica, da ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati, quando uno degli Stati firmatari pone in essere comportamenti che violino i diritti dell’uomo, contenuti nella relativa Convenzione (firmata a Roma nel 1950 ed entrata in vigore nel 1953, che deriva la propria origine dal Consiglio d’Europa istituito a Londra nel 1948 da 10 stati fondatori, tra cui il nostro Paese).

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Relativamente a tale ricorso occorre prima di tutto fare chiarezza su un punto, e cioè se è possibile ricorrere alla C.E.D.U., qualora ve ne fossero i motivi, senza aver prima espletato tutti i gradi di giudizio previsti nel nostro ordinamento, in quanto l’art. 35 della Convenzione E.D.U., rubricato “ Condizioni di ricevibilità” al comma 1 afferma che la “La Corte non può essere adita se non dopo esaurimento delle vie di ricorso interne, quale è inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data di decorrenza della decisione interna definitiva”.
La risposta è senza dubbio positiva, per due ordini di motivi.
Il primo concerne la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in cassazione che per quanto già detto non consente ai ricorrenti di ottenere una pronuncia di merito.
Nel caso che ci occupa, infatti, il merito della doglianza è stato già valutato dalla Corte di cassazione a sezioni unite e confermato, come già indicato dalla successiva ordinanza interlocutoria n. 14072/10 della sezione lavoro.
Se ne deduce che non è la singola decisione che deve essere sottoposta a tutti gradi di giudizio ammessi nello Stato, ma è il principio di diritto che fa stato in cassazione e che impedisce ulteriori decisioni sul punto della stessa Corte, a soddisfare il requisito dell’esaurimento delle vie del ricorso interne.
Il secondo si trae dai principi alla base della stessa Convenzione E.D.U., riguardanti il principio al diritto ad un processo equo (art. 6 C.E.D.U.), il principio di effettività del ricorso (art. 13 C.E.D.U.) e della sussidiarietà, e cioè l’intervento (art. 35 C.E.D.U.).
Il diritto all’equo processo previsto dall’art. 6 della C.E.D.U., deve essere coordinato con un ricorso effettivo e con la sussidiarietà del processo innanzi alla Corte E.D.U..
Ciò significa che la Convenzione obbliga gli stati contraenti a predisporre un mezzo tramite il quale i soggetti possano lamentare e fare valere effettivamente in giudizio la lesione subita nello stato ove questa si verifica. Il giudizio della Corte europea si pone pertanto come sussidiario rispetto al primo (nel senso in mancanza decide la Corte E.D.U.) ed è ammissibile ove questo, come nel caso che ci occupa, abbia anche solo virtualmente esaurito le vie del ricorso interno.

°°°°°°°°°°°°°°°°°

Nel caso della capitalizzazione uno dei motivi del ricorso alla Corte E.D.U., quello che ad avviso di chi scrive risulta Maggiormente fondato, è costituito dalla violazione dei principi sul giusto processo di cui al già accennato art. 6 della Convenzione.
Infatti, alla citata legge finanziaria del 2008 è stato dato valore retroattivo e/o di sanatoria, obbligando i giudici a decidere secondo una legge emanata successivamente all’instaurazione del processo, che li obbliga a decidere in favore dell’Inps.
Sul punto si segnalano molteplici decisioni di condanna della C.E.D.U. nei confronti dello Stato italiano, atteso che lo stesso, purtroppo, reitera tale comportamento a senso unico, al fine evidente di salvaguardare il bilancio degli enti pubblici interessati.
Peraltro, la violazione dei principi sul giusto processo non è la sola violazione dei diritti inalienabili dell’Uomo riscontrata nella vicenda della capitalizzazione.
Occorre dire in ultimo che la sentenza di condanna che si richiede alla C.E.D.U. è la stessa che è stata richiesta ai giudici nazionali, e consiste nelle differenze economiche scaturenti dal calcolo della capitalizzazione con i coefficienti di legge anziché quelli usati dal Fondo Volo.
Fidando nella correttezza delle tesi giuridiche oggetto del ricorso alla Corte europea invio a tutti un
Cordiale Saluto

Avv. Roberto Carlino


Roma 12 Gennaio 2012

LA CAPITALIZZAZIONE DOPO L’UDIENZA DELLE SEZIONI UNITE DEL 25 OTTOBRE 2011

All’udienza del 25 ottobre 2011, le Sezioni Unite della S. Corte di Cassazione avrebbero dovuto decidere con sentenza la questione relativa alla capitalizzazione, sotto il duplice aspetto dei coefficienti applicabili e della decadenza triennale del termine concesso ai pensionati per ricorrere in giudizio per l’accertamento di eventuali errori di calcolo e/o di diritto commessi dell’Inps nello stabilire l’ammontare della pensione.

Con tale decisione le Sezioni Unite avrebbero risolto, sia pur contrariamente agli interessi dei pensionati, l’annosa questione della capitalizzazione.

Tuttavia, nelle more della decisione, è intervenuto il legislatore con la manovra finanziaria di Giugno 2011, fugando ogni dubbio circa l’interpretazione dei termini di decadenza contenuti nelle precedenti norme, stabilendo nell’art. 38 D. L. n. 98 del 2011, convertito nella legge 15 luglio 2011, n. 111, che la decadenza è triennale ed inizia a decorrere dal momento del riconoscimento parziale della pensione.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, pertanto, alla luce della nuova normativa, con altra ordinanza interlocutoria (n. 227812/2011), seguita all’udienza del 25 ottobre 2011, ha disposto la restituzione degli atti alla Sezione Lavoro della stessa Corte di Cassazione perché:” … l’argomento in ordine al quale era richiesto a queste sezioni unite una valutazione del proprio precedente orientamento, solleciti la sezione lavoro ad una rivisitazione della materia, al fine di stabilire anche alla luce di tali norme, la persistenza o non del proposito di richiedere a queste sezioni unite il revirement prospettato nell’ordinanza interlocutoria precedente la loro approvazione”.I.

In buona sostanza le Sezioni Unite vogliono dire che alla luce della nuova normativa sulla decadenza non ci sarebbe più bisogno del loro intervento interpretativo, e lasciano alla Sezione Lavoro di valutarne la necessità.

In relazione al merito della questione, riguardante la determinazione dei coefficienti di capitalizzazione, già decisa dalla Sezioni Unite nelle sentenze 22154-22157/2009 e che ha costituito oggetto di remissione, le Sezioni Unite, dovrebbero deciderla una volta che la Sezione Lavoro abbia deciso se rimettere o meno alle stesse SSUU la questione della decadenza.

I tempi per avere una decisione della Corte di Cassazione nelle cause di capitalizzazione pendenti innanzi ad essa si allungano ancora.

L’unica speranza rimasta per poter cambiare le sorti della questione è il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che in casi analoghi a quello della capitalizzazione ha condannato lo Stato Italiano a risarcire i danni subiti dagli interessati.

Cordiali saluti
Avv. Roberto Carlino